IMPATTO ECONOMICO DEGLI INVESTIMENTI IN CULTURA


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Il concetto di turismo culturale, nel tempo, ha modificato la propria connotazione; esso ha infatti cessato di essere un semplice fenomeno di nicchia, collegato quasi esclusivamente ai cosiddetti siti culturali tangibili (siti archeologici, musei, monumenti,ecc…), diventando un fenomeno di massa, caratterizzato da un numero elevato di segmenti specifici. Si può quasi affermare che il turismo culturale abbia oggigiorno come contenuto principale l’esperienza della cultura, ed anche il desiderio di sperimentare stili di vita diversi dal proprio.

Partendo da questa nuova concezione di turismo culturale, si può osservare come siano numerose le realtà urbane che, in particolare nel corso dell’ultimo trentennio, hanno attribuito alla cultura un ruolo piuttosto rilevante nella definizione delle proprie strategie di sviluppo. In molti contesti, inoltre, il legame con particolari eventi e manifestazioni di natura culturale e non, è servito come catalizzatore per interventi di rigenerazione urbana, che in taluni casi hanno portato ad una vera e propria trasformazione del territorio di riferimento (si pensi, a solo titolo di esempio, ai casi di Glasgow, Bilbao, Torino, ecc…).

L’impatto sotto il profilo turistico sulla competitività del territorio risulta essere un elemento molto importante, che va tenuto in forte considerazione, questo non è tuttavia l’unico da analizzare in quanto, oltre agli indubbi effetti sotto il profilo dei flussi turistici, l’organizzazione di eventi può avere dei riflessi anche sotto il profilo sociale, culturale ed ambientale.

La disamina del rapporto che s’instaura tra un dato territorio ed uno specifico evento culturale (sia esso un festival, una mostra d’arte o altro) che in esso abbia luogo non deve tuttavia cogliere esclusivamente i benefici finanziari che tale evento tende a generare. È, infatti, necessario tenere in forte considerazione anche i benefici di carattere materiale (relativi in primo luogo alla qualità della vita urbana) ed intangibile, tra i quali spiccano il senso di appartenenza, la socializzazione, l’accrescimento dell’alfabetizzazione culturale. Questi aspetti, all’interno di un dato contesto territoriale ed in un’ottica di lungo periodo possono essere creati soltanto attraverso la produzione culturale e di spettacolo, e sono molto importanti ai fini della crescita nel tempo del benessere economico della comunità locale.

Gli eventi culturali generalmente considerati sono, infatti, dei possibili produttori di effetti positivi sul territorio.

Diventa quindi fondamentale comprendere l’esistenza e l’eventuale portata di ognuno di essi, metterli a confronto e stabilire così verso quali eventi è opportuno investire.

Tra i principali effetti positivi potenzialmente collegati alla realizzazione di un evento culturale si possono considerare:

ú         La crescita dei redditi e degli standard di vita;

ú         Il miglioramento delle condizioni dell’economia locale;

ú         La crescita quantitativa ed il miglioramento delle prospettive occupazionali;

ú         La crescita degli investimenti, lo sviluppo territoriale, il rinnovamento urbano ed il potenziamento infrastrutturale;

ú         La crescita dei gettiti fiscali;

ú         Il miglioramento delle infrastrutture;

ú         La crescita delle opportunità di acquisto nelle reti al dettaglio;

ú         La crescita dell’attrattività turistica della zona negli anni successivi.

Ognuno di questi effetti può o meno derivare dalla realizzazione di un evento culturale, in dipendenza anche della natura e della portata della  manifestazione in questione. In particolare, per le loro dimensioni e peculiarità, i grandi eventi (culturali, sportivi, religiosi, ecc…) possono rappresentare un elemento cardine nei processi di sviluppo di determinati contesti territoriali. In effetti, numerosi sono stati, negli ultimi anni, gli esempi di collegamento tra la realizzazione di un grande evento e l’avvio di processi di rigenerazione urbana, che hanno contribuito ad incrementare il benessere socio-economico del territorio nel lungo periodo, ben oltre la conclusione dello specifico evento.

Alcuni esempi dell’impatto socio-economico degli investimenti in cultura

Caso 1. Bilbao e il Museo Guggenheim. Si tratta di un esempio di sviluppo della destinazione in cui le relazioni tra destination management e riuso del patrimonio edificato hanno assunto caratteri strategico-operativi (Solima, 1999). I soggetti pubblici coinvolti sono il Governo Basco e la deputazione giurisdizionale di Vizcava, i quali hanno effettuato un investimento pubblico di 85 milioni di euro. Uno studio condotto da Peat Marwick ha stimato l’effetto del Guggenheim in un incremento del PIL della regione basca pari allo 0,47% per un valore assoluto di 140 milioni di euro. I posti di lavoro creati/mantenuti sono stati 3.816. I visitatori annui si sono assestati attorno a 1,5 milioni l’anno.

Caso 2. Gli investimenti per la cultura a Glasgow. Un’esemplare strategia di intervento nella direzione di una forte interazione tra industria culturale e industria turistica fu elaborata a Glasgow al principio degli anni Ottanta. Su iniziativa del Glasgow District fu creata una società mista, la Glasgow Action, per creare un distretto culturale attraverso la rivitalizzazione di un’area centrale della città: la Merchant City. Questa società è attualmente titolare di circa cinquecento gallerie d’arte sparse in tutta la Scozia, comprese le zone rurali, e coordina tutte le attività culturali della città di Glasgow. Dai dati dell’Economic Development Department della Città risulta che nel 2001, a seguito di restrizioni finanziarie, si decise di chiudere i musei della città un giorno a settimana. Il risparmio annuo era di 200.000 sterline. In base alla stima del numero di visitatori che non venivano a Glasgow nel giorno di chiusura dei musei, si è giunti a dimostrare che la chiusura produceva tra i 3,5 e i 7 milioni di sterline di introiti dalla mancata spesa dei turisti.

Sempre rispetto a Glasgow sono rilevanti i dati delle attività effettuate come Capitale Europea della Cultura 2000: per un investimento di 8,5 milioni di euro (contributo UE e pubblico) ha generato 5.500 nuovi posti di lavoro e un impatto economico di 28 milioni di euro sull’economia della regione.

Caso 3. I Parchi Letterari in Italia. Su iniziativa della Fondazione Nievo e con le risorse di una sovvenzione globale dell’Unione Europea gestita da Sviluppo Italia per un valore di 3 milioni di euro si sono attivati 24 parchi letterari che occupano (tra diretto e indotto) 400 addetti. Le imprese costituite in aree limitrofe ai parchi sono 200 per un numero di visitatori pari a 200.000 nel biennio 2000-2001. Ipotizzando una spesa media per visitatore pari a 35 euro, si ottiene un indotto pari a 7 milioni di euro.

Caso 4. Il caso Liverpool Capitale Europea della Cultura 2008. La selezione di Liverpool come capitale europea della cultura per il 2008 ha portato a un stanziamento di risorse pubbliche pari a 10 milioni di euro. Da stime – ancora parziali del Liverpool City Council – l’impatto previsto è di 14.000 posti di lavoro e 235 milioni di euro nell’industria culturale (turismo, gestione del patrimonio culturale e industrie creative).

Caso 5. Il caso dell’Azione Innovativa “Casa Europa”. Si tratta di un’azione innovativa finanziata dal FESR finalizzata alla creazione di “musei attivi”. L’organizzazione capofila è la Provincia di Forlì – Cesena che ha coordinato azioni per un investimento comunitario complessivo pari a 5 milioni di euro in 6 paesi. I posti di lavoro diretti e indiretti creati sono 29.000. Le risorse private attivate/generate dagli eventi: 800 milioni di euro.

In particolar modo, tre sono le categorie di effetti che possono derivare dagli investimenti economici in una determinata area:

É      Effetto diretto: è l’impatto derivante dalla somma delle spese sostenute dagli organizzatori dell’evento e di coloro che si recano sul territorio per assistervi (presso ristoranti, alberghi, negozi, esercizi pubblici, ecc…). Gli acquisti effettuati da tali soggetti determinano, infatti, nuovi flussi finanziari all’interno del territorio, che non si sarebbero manifestati in assenza dell’evento.

É      Effetto indiretto: è l’impatto prodotto dalle spese delle istituzioni e delle imprese che hanno beneficiato degli effetti diretti legati alle spese dei partecipanti all’evento (come già detto, alberghi, ristoranti, negozi, ecc…). Per fronteggiare l’incremento della domanda, istituzioni ed imprese acquistano maggiori quantità di beni e servizi, stimolando in tal modo l’economia locale, qualora i loro fornitori operino nel territorio considerato.

Effetto indotto: è l’impatto originato dal cambiamento nei livelli di reddito e di spesa dei residenti. In pratica, poiché le istituzioni e le imprese lavorano di più, esse hanno bisogno di un maggior numero di lavoratori, oppure che i dipendenti facciano gli straordinari; questi vedranno dunque aumentare il proprio reddito, una parte del quale, verrà speso all’interno del territorio stesso. Un maggiore livello dei consumi si può poi riflettere in un aumentodella produzione e delle vendite, e, di conseguenza, del livello di occupazione. Si viene in tal modo a creare un circolo virtuoso, la cui durata e i cui effetti variano di caso in caso.

Conclusioni

 

Le industrie culturali rappresentano il macrosettore economico che più è capace di sostenere le nuove sfide della globalizzazione dei mercati, di posizionare Taranto e la Puglia a livelli elevati nei ranking nazionali ed internazionali con un impatto rilevante e trainante sul sistema economico. Valorizzare il Patrimonio storico, artistico e il paesaggio, sollecitare azioni per una presa di coscienza a livello nazionale ed accrescere con strumenti opportuni l’attrattività del territorio. Servizi culturali come servizi alla persona.

Una visione strategica globale può disegnare il profilo creativo e culturale del nostro territorio:  un paese che sa conservare il suo passato, e soprattutto produrre il suo futuro nel campo della cultura. 

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