LE PIETRE DELLO SPIRITO


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Le pietre dello Spirito

Percorrere questa rotta equivale ad esplorare quel corpus di testi, rituali, miti, credenze magiche che si declinano in innumerevoli forme locali,

e che appartengono non più ad una mera “religiosità locale”, ma ad una cultura globale o integrale; è solo per comodità descrittiva che assegniamo tali fenomeni alle varie categorie (folkloriche, magiche, relative alla tradizione agricola, pastorale, marinara, etc…).

Il territorio tarantino, e più generalmente quello pugliese, sono stati per tutto l’arco della loro millenaria storia, crocevia di suggestioni le più diverse.
Coesistono sul territorio infatti importanti testimonianze riconducibili alle Chiese di Oriente: basti pensare alla misconosciuta Chiesa di S. Andrea degli Armeni in Taranto ma anche al Santuario della Madonna della Grazie in San Marzano di S. G., antico insediamento di monaci basiliani (rito greco).  Se allarghiamo questa analisi al territorio pugliese nella sua interezza, riconosciamo all’interno delle varie subregioni pugliesi tutta una topografia relativa ai santuari, che ci permette di delineare una storia religiosa, ma anche umana, della Puglia che rimane comunque connessa alla vita contadina, pastorale, marinara.

pietre

Uno dei più importanti e conosciuti è senz’altro il Santuario di San Michele Arcangelo, sul Gargano, tappa fondamentale di quell’itinerario micheliano  (da Saint Michael’s Mount nell’Inghilterra del Sud, passando da Mont Saint Michel in Normandia e dalla Sacra di San Michele in Val di Susa) che ha anticipato di parecchi secoli ogni idea di integrazione europea. Lo stesso santuario era poi snodo di quell’asse che collegava Santiago di Compostela, in Galizia, con il sepolcro di Pietro in Roma e Gerusalemme. Non si può fare a meno di sottolineare, inoltre, nell’ambito della presenza delle Chiese d’Oriente in Puglia, il culto di san Nicola di Mira, che ha fatto di Bari, nel corso dei secoli, l’epicentro di una devozione, quella nicolaità, di carattere europeo, prima ancora che locale.

Sempre percorrendo le mille diramazioni che la spiritualità e la religiosità pugliese hanno assunto, non si può fare a meno di considerare la Puglia come un universo folklorico intorno al quale si possono prevedere infinite varietà di situazioni. Basti pensare al ciclo della vita umana, al folklore della natura, alla narrativa popolare, e soprattutto ai rituali e culti magico-religiosi, facilmente sintetizzabili in quella serie di simboli che adornano pinnacoli e coni dei trulli pugliesi.My beautiful picture Un discorso a parte certamente meriterebbe il fenomeno del tarantismo, recentemente  rivisitato in chiave quasi esclusivamente musicale, ma che affonda le proprie radici ne profondo della spiritualità e religiosità popolare.

Non si può chiudere questa pur brevissima sintesi della rotta se non facendo cenno a quei riti che sono probabilmente il fiore all’occhiello della religiosità tarantina e che s declinano in mille forme diverse in tantissime aree della nostra Regione: quelli connessi alla Settimana Santa.  Espressione derivante direttamente dalle sacre rappresentazioni di origine medievale, tali riti ripercorrono il tema del pellegrinaggio che, scevro da implicazioni religiose e morali, torna costantemente anche nelle società moderne. Spesso e volentieri infine questi riti sono la rappresentazione plastica di come il culto, e specialmente quello più popolare ed immediatamente fruibile, sia stato plasmato nel corso dei secoli da innumerevoli influenze, spagnole in primis, ma anche arabe e perfino giudaiche, soprattutto in talune zone del Salento e della Capitanata.

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