OSI@MO IL FUTURO


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retiÈ una rotta lunga, la nostra, ma il punto di approdo, se non ancora chiarissimo, è imprescindibile: la città del futuro. Il nostro territorio, tarantino e pugliese, viene da secoli di piccoli borghi e soluzioni puntuali: ora, come dappertutto in Occidente ed in Europa, assistiamo ad una impressionante accelerazione del fenomeno dell’inurbamento. I risultati e le distorsioni di questi movimenti sono sotto gli occhi di tutti: gravi tensioni sociali, preoccupanti livelli di disoccupazione, fino ai macroscopici problemi legati al paradigma ambientale. Ci siamo affacciati, relativamente da poco, nell’era digitale. Ed è partendo da questo punto che il prossimo passo in avanti sarà quello di riflettere insieme intorno al problema di “ecologia digitale”, una nuova ancorché urgente frontiera di sviluppo sostenibile. Lo viviamo tutti i giorni, sulla nostra pelle: sono stati sacrificati, negli scorsi decenni, quelli del boom industriale, valori ambientali, sociali, culturali; la nuova società, quella del Terzo Millennio, quella della conoscenza, impone scelte diverse. Immaginiamo le nostre realtà urbane, come i nostri territori, pensando più in grande, come smart districts, ove vi siano chiari elementi caratterizzanti:

– l’utilizzo diffuso di ICT

-la valorizzazione del capitale sociale, intesa come accrescimento delle competenze, del coinvolgimento dei cittadini nell’ottica dell’inclusione sociale

-la creatività.

Tutto ciò non può compiersi se non siamo convinti, e lo siamo, più che mai, che uno smart district sia composto da smart places ma anche da smart people. Questi cittadini, europei di Taranto e pugliesi, che siano persone capaci di utilizzare a proprio vantaggio le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie, con un alto grado di flessibilità, in grado di concentrare la propria  creatività e il proprio talento nella produzione di innovazione.

All’interno di questo orizzonte il repertorio di applicazioni ICT alla territorio fisico è pressoché illimitato, ma è interessante intravvedere questa nuova prospettiva: il modello di territorio verso il quale vogliamo fare rotta non si deve limitare a migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti, ma lo fa seguendo criteri di sostenibilità, in tutte le sue accezioni: ecologica, ambientale, sociale, economica, morale.

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